C’è un prima e un dopo nel cinema mondiale. E nel mezzo c’è Akira Kurosawa. Il regista giapponese non è stato solo uno dei grandi maestri del Novecento: è stato un ponte culturale tra Oriente e Occidente, un autore capace di trasformare storie profondamente giapponesi in opere universali. E lo ha fatto con una forza visiva e narrativa che ancora oggi influenza registi di tutto il mondo. Il cinema come epica umana Nato nel 1910 a Tokyo, Kurosawa iniziò la sua carriera negli anni Quaranta, in un Giappone segnato dalla guerra e dalla trasformazione sociale. Ma già nei suoi primi lavori emergeva una caratteristica distintiva: la capacità di raccontare l’essere umano nella sua complessità morale. Con Rashomon (1950), il suo nome esplode sulla scena internazionale. Il film, vincitore del Leone d’Oro a Venezia, introduce un’idea rivoluzionaria per il grande pubblico: la verità non è unica, ma dipende dallo sguardo di chi racconta. Un concetto narrativo che oggi diamo per scontato, ma c...