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“Cime Tempestose” al cinema: tra estetica appariscente e vuoto emotivo

 


Da giovedì 12 febbraio 2026 è nelle sale italiane Cime Tempestose, la nuova trasposizione cinematografica del celebre romanzo gotico di Emily Brontë, diretta e sceneggiata da Emerald Fennell e interpretata da Margot Robbie (Catherine) e Jacob Elordi (Heathcliff). 

L’intento della regista britannica era chiaro: reinventare il classico eliminando il velo romantico per restituire al pubblico un’esperienza sensuale, cruda e sferragliante. Il risultato, però, è tutt’altro che riuscito. 

📽️ Trama e stile: molta forma, poca sostanza

La storia – quella di un amore ossessivo e distruttivo tra Catherine e Heathcliff sulle desolate brughiere inglesi – è nota. Ma l’adattamento di Fennell lascia rapidamente intravedere la sua grande ambizione visiva e il suo curioso approccio narrativo. 

Le critiche principali si concentrano su:

Superficialità narrativa: il film sacrifica il cuore della storia di Brontë — la ciclicità della violenza, le tensioni sociali e la profondità psicologica dei personaggi — in favore di una rappresentazione più “pop” e spettacolare. 

Estetica spesso vuota: l’uso di una colonna sonora contemporanea, scene visivamente nervose e scelte di stile simili a videoclip o contenuti virali finiscono per svuotare il linguaggio emotivo del film. 

Riduzione dell’opera a love story commerciale: diverse recensioni sostengono che l’adattamento si accontenti di mostrare un desiderio fisico costante, senza riuscire a trasformarlo in sentimento con vera tensione drammatica o significato narrativo. 

💔 Il dramma è nel look, non nel cuore

In molte critiche si legge lo stesso giudizio: Cime Tempestose sembra un film che ama più la propria estetica che la storia che racconta. Così, le scelte audaci di Fennell — dal ritmo alla sensualità esplicita — appaiono didattiche o autocelebrative, ma non funzionali a esplorare le profondità dolorose del testo originale. 

È curioso — e in parte deludente — vedere un adattamento così chiacchierato capace di rattenere l’attenzione visiva pur fallendo nel coinvolgimento emotivo e nell’empatia verso i personaggi. In altre parole, il film incanta gli occhi ma abbandona il cuore. 

📝 Verdetto finale: una tempesta di stile, un deserto di sostanza

Non si tratta di un disastro totale — Cime Tempestose ha incassato e continua a generare dibattito tra pubblico e critica grazie alla sua audacia — ma ciò che doveva essere una riscoperta di un classico letterario per il cinema moderno si rivela piuttosto una reinterpretazione estetica che tradisce lo spirito e l’anima del romanzo. 

Se cercate una storia d’amore intensa, tormentata e drammatica, come quella di Emily Brontë, qui troverete molto fumo visivo e poco fuoco narrativo. È un film che rimane sulla superficie, abbagliando per i costumi e la regia, ma che a tratti sembra svuotato di quel pathos che rende Cime Tempestose un classico intramontabile.

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