Con Checco Zalone, ogni nuovo film diventa automaticamente un caso culturale. Buen Camino, ora in sala, non fa eccezione, ma introduce una variazione interessante nel suo percorso: dietro la comicità immediata, questa volta, si intravede una riflessione più esplicita sul vuoto contemporaneo e sul bisogno di rallentare.
Il Cammino di Santiago non è solo una cornice narrativa, ma un dispositivo simbolico che mette in crisi certezze, abitudini e privilegi.
La comicità come maschera del disagio
Zalone continua a usare un linguaggio popolare, diretto, a tratti volutamente scomodo. Ma sotto la superficie comica, Buen Camino lavora su un tema ricorrente del suo cinema: l’individuo che si scopre inadeguato rispetto a un mondo che cambia più velocemente di lui.
Le battute funzionano perché non cercano solo la risata, ma nascono da un cortocircuito tra convinzioni radicate e realtà che le smentisce.
Il viaggio come smontaggio dell’ego
Il cammino, nel film, non è spirituale in senso classico. È piuttosto un processo di erosione dell’ego. Ogni tappa mette il protagonista davanti a limiti che non può aggirare con l’astuzia o con la battuta pronta.
In questo senso, Buen Camino si avvicina più al road movie esistenziale che alla commedia di situazione pura. Il percorso non redime, ma ridimensiona.
Un Zalone meno urlato, più osservativo
Pur restando fedele al suo stile, Zalone sembra qui più interessato all’osservazione che alla provocazione frontale. Il film alterna momenti apertamente comici a passaggi più quieti, quasi contemplativi, dove il paesaggio e il silenzio hanno un peso narrativo reale.
Non tutto è equilibrato, ma il tentativo di allargare il registro è evidente.
Perché vederlo in sala
Buen Camino è pensato per il pubblico della sala: la risata condivisa, il ritmo dei tempi comici, ma anche i momenti di pausa funzionano meglio in un contesto collettivo. È un film che dialoga con il pubblico italiano, mettendolo davanti alle sue contraddizioni senza mai perdere accessibilità.
Ultima inquadratura
Buen Camino non è solo una commedia sul viaggio, ma un film sul bisogno di rimettere in discussione le proprie certezze, anche quando lo si fa ridendo. Zalone continua a dividere, ma dimostra ancora una volta di saper intercettare nervi scoperti del presente.
Un film imperfetto, ma coerente.
E, proprio per questo, interessante da vedere ora in sala.
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